Forza Nuova Varese
Inoltre il mercoledì sera si terranno i corsi di formazione forzanovista.
Più buia la notte più Luminosi i fuochi
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mercoledì 19 dicembre 2012
Fiore (FN): " scengeggiata Benigni, ecco come vengono speso i soldi degli Italiani"
L'onorevole Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, in merito all'ennesima sceneggiata di Roberto Benigni, pagata a peso d'oro dalla Rai, e quindi da tutti i cittadini italiani, dichiara: " Forza Nuova non può che considerare offensivo, vergognoso ed immorale la decisione dei vertici della televisione pubblica di pagare, poco meno di 6 milioni di euro, lo spettacolo in prima serata di Roberto Benigni sulla costituzione italiana. In un momento di grave crisi economica, la Rai non trova di meglio da fare che pagare come uno sceicco un attore di "regime" per uno spettacolo di dubbio gusto. Idolatrare una costituzione come quella italiana, vecchia e lontana anni luce dalla realtà di tutti i giorni ( la repubblica sarebbe fondata sul lavoro !), e per di più essere strapagati, rappresenta la classica immagine di un'Italia forte con i deboli e debole con i forti. Forza Nuova artefice di un Italia profondamente diversa, grande ed indipendente, ha tra i punti cardine del suo programma politico, il radicale cambiamento dell'ordinamento statale. Forza Nuova invita i cittadini italiani al boicottaggio del canone Rai e si fa promotrice di una proposta di legge per dare finanziamenti alle emittenti locali, uniche a fare servizio pubblico".
domenica 9 dicembre 2012
Fiore (Forza Nuova): Monti si dimette? Il suo governo il peggiore della storia d’Italia
Il Segretario Nazionale di Forza Nuova On. Roberto Fiore, in merito alle dimissioni di Mario Monti, annunciate dallo stesso presidente del consiglio, dichiara: “ Forza Nuova chiede l’immediato scioglimento delle camere per poter andare a votare il prima possibile. Il governo Monti sarà ricordato come uno dei peggiori dell’Italia repubblicana: il debito pubblico è vertiginosamente aumentato, il livello di disoccupazione giovanile è ai massimi storici, i suicidi a causa delle politiche economiche folli del governo sono una triste realtà, i piccoli imprenditori stanno scomparendo, e l’assoggettamento al potere criminale finanziario – bancario non conosce vergogna.
Per Forza Nuova, unico movimento politico che ha da sempre considerato l’ avvento dall’alto di Mr Monti non come una benedizione, ma come una disgrazia per l’Italia e gli italiani, oggi rappresenta un giorno di festa, un primo passo per quella rivoluzione italiana che il Movimento si fa promotore.
Il caos della situazione politica italiana, la gravità della situazione economica e le grida di disperazione di centinaia di migliaia di persone che non ricevono più stipendi o il cui salario è totalmente insufficiente al mantenimento di una famiglia, l’avanzata devastante di debito e usura nelle maglie della società italiana, sono la premessa di un rivolgimento politico che non può essere messo in atto dal sistema o da movimenti quale quello di Grillo.
In questo momento Forza Nuova non si accontenta di configurarsi come ” l’unica
opposizione” ma ha il coraggio di affermare, grazie alla credibilità del proprio programma e agli uomini e alle donne di valore che ha aggregato in anni di lotta, di “essere gli unici a poter salvare l’Italia”.
opposizione” ma ha il coraggio di affermare, grazie alla credibilità del proprio programma e agli uomini e alle donne di valore che ha aggregato in anni di lotta, di “essere gli unici a poter salvare l’Italia”.
Forza Nuova, nel continuare la sua campagna nazionale “ ARRESTATELO” contro Mr Monti, annuncia fin da ora che sarà nuovamente in piazza assieme agli italiani con manifestazioni in ben 12 città d’ Italia contemporaneamente, sabato 15 dicembre, con la sua determinazione, la sua estraneità al sistema, la sua volontà rivoluzionaria, per chiedere l’immediato ritorno alle urne.
On. Roberto Fiore
Segretario Nazionale FN
mercoledì 5 dicembre 2012
Culle vuote ad occidente
"FORZA NUOVA DIXIT.... SONO ANNI CHE IL MOVIMENTO RIPETE QUELLO CHE NESSUN PARTITO ED ISTITUZIONE HA IL CORAGGIO DI AMMETTERE...
SE NON SI INVERTE LA ROTTA,SE NON SI ABROGANO LE LEGGI ABORTISTE E NON SI RECUPERA UNA CULTURA DELLA FAMIGLIA E DELLA CRESCITA DEMOGRAFICA,
L'ITALIA RISCHIA L' ESTINZIONE..."
NOI NON DICIAMO CIO' CHE E' BELLO SENTIRE,DICIAMO CIO' CHE DEVI SENTIRE: LA VERITA'!!
Secondo i dati recenti dell’Instituto Nacional de Estadística, rispetto al 2011 c’è stato ben il 3,5 per cento in meno di figli in Spagna. La fertilità è scesa al tasso irrisorio di 1,35 figli per donna, 1,31 per le donne spagnole native. Scrive Macarrón Larumbe che “in ventuno province spagnole su cinquanta, ci sono più morti che nati”, e senza il contributo dei bambini degli immigrati, il numero di province con popolazioni in declino sarebbe stato di almeno quaranta. “L’età media del popolo spagnolo è in aumento senza sosta, a un ritmo di un anno di età ogni quattro anni”. Larumbe parla della “morte demografica a cui ci siamo condannati da quando abbiamo insieme deciso di ignorare il più fondamentale di tutti gli istinti di sopravvivenza, avere dei figli”.
Anche in Italia un libro prende di petto la questione dell’eclisse demografica. Scrive l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, nel suo recente saggio “Sviluppo e declino demografico in Europa e nel mondo” (edizioni Marietti), che la popolazione italiana – al pari di quella giapponese – è la più invecchiata del mondo. “Se non ci saranno aumenti nei prossimi decenni per l’indice di fertilità, nel corso di due generazioni il numero delle donne italiane e quindi degli italiani sarà dimezzato”. In generale per l’Europa, Fazio sostiene che “popolazioni con tendenze in atto come quelle rilevate e sommariamente descritte nei paesi europei sembrano condannare queste popolazioni nel giro di qualche generazione a una sorta di eutanasia sociale”.
Secondo i dati più recenti, raccolti e diffusi dall’Economist, su quindici paesi europei che hanno riportato il tasso di fertilità relativo al 2011, undici hanno assistito a un tragico declino. Anche il gigante tedesco affonda. Uno studio pubblicato dall’Istituto federale per la ricerca sulla popolazione indica un trend nichilista: “In Germania si è fatto strada l’ideale di una rinuncia volontaria ai figli”. Il trend tedesco è persino peggiore di quello della Spagna, tanto che il settimanale tedesco Spiegel ha titolato un lungo servizio “Una terra senza figli”. Nel 1910, al tempo della Belle Epoque, due milioni di bambini nascevano ogni anno in Germania. Un secolo più tardi, con il cinquanta per cento di persone in più, ne sono nati meno di 700 mila all’anno, di cui oltre 200 mila da genitori stranieri. Il numero delle nascite in Germania è sceso ai livelli del Dopoguerra. Il tutto nonostante gli incentivi del governo a ribaltare il trend in quella che è la più fiorente economia d’Europa.
“Italia, Grecia, Portogallo e Austria, insieme ad altri paesi europei, hanno un profilo demografico allarmante”, scrive Macarrón Larumbe, che chiude il libro con una tetra profezia: “Senza la risorsa più preziosa che esista, l’essere umano, non ci sarà prosperità in futuro, a eccezione di cimiteri e villaggi abbandonati”.
Secondo i dati più recenti, raccolti e diffusi dall’Economist, su quindici paesi europei che hanno riportato il tasso di fertilità relativo al 2011, undici hanno assistito a un tragico declino. Anche il gigante tedesco affonda. Uno studio pubblicato dall’Istituto federale per la ricerca sulla popolazione indica un trend nichilista: “In Germania si è fatto strada l’ideale di una rinuncia volontaria ai figli”. Il trend tedesco è persino peggiore di quello della Spagna, tanto che il settimanale tedesco Spiegel ha titolato un lungo servizio “Una terra senza figli”. Nel 1910, al tempo della Belle Epoque, due milioni di bambini nascevano ogni anno in Germania. Un secolo più tardi, con il cinquanta per cento di persone in più, ne sono nati meno di 700 mila all’anno, di cui oltre 200 mila da genitori stranieri. Il numero delle nascite in Germania è sceso ai livelli del Dopoguerra. Il tutto nonostante gli incentivi del governo a ribaltare il trend in quella che è la più fiorente economia d’Europa.
“Italia, Grecia, Portogallo e Austria, insieme ad altri paesi europei, hanno un profilo demografico allarmante”, scrive Macarrón Larumbe, che chiude il libro con una tetra profezia: “Senza la risorsa più preziosa che esista, l’essere umano, non ci sarà prosperità in futuro, a eccezione di cimiteri e villaggi abbandonati”.
Per avere una popolazione stabile sul piano demografico occorre un tasso di fertilità di 2,1 figli per donna. Le statistiche dell’Onu, da poco diffuse, sono una condanna a morte per l’Europa: Grecia (con un tasso di fertilità pari a 1,46), Portogallo (1,36), Italia (1,38) e Germania (1,36) sono le più deprimenti. Francia (1,97), Inghilterra (1,83) e Svezia (1,9) fanno meglio, ma soltanto grazie a una nutrita presenza di immigrati. Adesso paragoniamo le cifre degli stessi paesi negli anni Sessanta: Grecia (2,27), Spagna (2,7), Portogallo (3,29), Italia (2,29), Germania (2,3), Francia (2,7), Inghilterra (2,49) e Svezia (2,23).
Austin Ruse, presidente del Catholic Family and Human Rights Institute, ha appena dichiarato che “il mondo si trova di fronte a un inverno demografico”. L’Unione europea è la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fecondità (1,47 figli per donna) e la più alta percentuale di popolazione ultrasessantaquattrenne (16,4 per cento degli abitanti nell’Europa dei dodici). E’ anche l’unica area del mondo dove gli ultrasessantaquattrenni sono più numerosi dei bambini (i minori di quattordici anni sono solo il 16,2 per cento). L’Europa sfigura non soltanto nel confronto coi paesi del Nordafrica e medio oriente (3,4 figli per donna, 3,6 per cento di anziani, 37,8 per cento di bambini), cioè l’area da cui proviene la maggior parte dei suoi immigrati, ma anche con gli Stati Uniti, dove il tasso di fecondità è pari a 2,1 figli per donna, gli anziani sono il 12,3 per cento della popolazione, i bambini il 21,7 per cento.
Austin Ruse, presidente del Catholic Family and Human Rights Institute, ha appena dichiarato che “il mondo si trova di fronte a un inverno demografico”. L’Unione europea è la regione del mondo che presenta il più basso tasso di fecondità (1,47 figli per donna) e la più alta percentuale di popolazione ultrasessantaquattrenne (16,4 per cento degli abitanti nell’Europa dei dodici). E’ anche l’unica area del mondo dove gli ultrasessantaquattrenni sono più numerosi dei bambini (i minori di quattordici anni sono solo il 16,2 per cento). L’Europa sfigura non soltanto nel confronto coi paesi del Nordafrica e medio oriente (3,4 figli per donna, 3,6 per cento di anziani, 37,8 per cento di bambini), cioè l’area da cui proviene la maggior parte dei suoi immigrati, ma anche con gli Stati Uniti, dove il tasso di fecondità è pari a 2,1 figli per donna, gli anziani sono il 12,3 per cento della popolazione, i bambini il 21,7 per cento.
Le cifre sono la conferma di una serie di saggi di successo che hanno raccontato la spaventosa crisi demografica in cui sono piombate le società più ricche, avanzate e libere del mondo. Libri di recente pubblicazione, come “The empty Cradle” di Philip Longman e “Fewer” di Ben J. Wattenberg, hanno descritto le potenzialmente tragiche conseguenze di questo declino. Da mesi i giornali liberal che un tempo si preoccupavano per gli orrori di una “esplosione della popolazione” (come nell’implacabile Anne Ehrlich, autrice nel 1968, con il marito Paul, del famigerato “The Population Bomb”, in cui per il 1980 prediceva l’estinzione dei cetacei e la trasformazione della Gran Bretagna in landa poverissima) oggi si domandano se le società libere hanno davvero “intenzione di sopravvivere”. In questo momento la risposta, con poche eccezioni, è no.
I dati raccolti da Longman e Wattenberg sono illuminanti. Numerose nazioni, tra cui la Russia, la Spagna, l’Italia e la Repubblica ceca, hanno un tasso di natalità tra 1 e 1,3 e sono già caratterizzate da una rapidissima riduzione della propria popolazione. Il collasso è iniziato.
Vi è anche una preoccupazione di carattere economico, che si registra in questi due anni di crisi. Ha titolato di recente il magazine americano Forbes: “Cosa c’è dietro al declino dell’Europa? La demografia, stupido”. In uno studio commissionato dall’Unione europea, la Rand Corporation ha denunciato che “la riduzione del capitale umano” è accompagnata da una potenziale riduzione di produttività, da una conseguente pressione sul “sistema pensionistico e di previdenza sociale” e da una minore capacità di “assistere la sempre più numerosa popolazione anziana”. Dunque meno lavoratori, più pensionati e una crisi fiscale per il welfare europeo. Una popolazione più anziana possiede minori capacità innovative e imprenditoriali, ed è quindi meno in grado di stimolare adeguatamente lo sviluppo dell’economia nazionale. Per di più, gli stati che costringono i giovani a pagare tasse più alte per mantenere la popolazione anziana non fanno altro che rendere più difficile per le nuove generazioni la creazione di una famiglia. Il serpente si morde la coda in un circolo vizioso di ristagno economico e di invecchiamento della società che il saggista americano Eric Cohen chiama “la via dell’estinzione”. L’Economist, portando dati dell’Osce, scrive che con questo calo demografico anche la crescita della Germania scenderà sotto l’1 per cento.
La nostra epoca e la nostra civiltà non sono le prime a subire una crisi demografica. “Nella nostra epoca”, scrive Polibio attorno al 150 a. C., “tutta la Grecia è stata caratterizzata da una riduzione nel tasso di natalità e da una generale diminuzione della popolazione, a causa della quale le città sono diventate deserte e le campagne hanno smesso di dare raccolti”. Sembra di leggere lo studio scientifico del direttore del Max Planck Institute, James Vaupel, “A Generation of Centenarians?”, pubblicato dal Washington Quarterly.
I dati raccolti da Longman e Wattenberg sono illuminanti. Numerose nazioni, tra cui la Russia, la Spagna, l’Italia e la Repubblica ceca, hanno un tasso di natalità tra 1 e 1,3 e sono già caratterizzate da una rapidissima riduzione della propria popolazione. Il collasso è iniziato.
Vi è anche una preoccupazione di carattere economico, che si registra in questi due anni di crisi. Ha titolato di recente il magazine americano Forbes: “Cosa c’è dietro al declino dell’Europa? La demografia, stupido”. In uno studio commissionato dall’Unione europea, la Rand Corporation ha denunciato che “la riduzione del capitale umano” è accompagnata da una potenziale riduzione di produttività, da una conseguente pressione sul “sistema pensionistico e di previdenza sociale” e da una minore capacità di “assistere la sempre più numerosa popolazione anziana”. Dunque meno lavoratori, più pensionati e una crisi fiscale per il welfare europeo. Una popolazione più anziana possiede minori capacità innovative e imprenditoriali, ed è quindi meno in grado di stimolare adeguatamente lo sviluppo dell’economia nazionale. Per di più, gli stati che costringono i giovani a pagare tasse più alte per mantenere la popolazione anziana non fanno altro che rendere più difficile per le nuove generazioni la creazione di una famiglia. Il serpente si morde la coda in un circolo vizioso di ristagno economico e di invecchiamento della società che il saggista americano Eric Cohen chiama “la via dell’estinzione”. L’Economist, portando dati dell’Osce, scrive che con questo calo demografico anche la crescita della Germania scenderà sotto l’1 per cento.
La nostra epoca e la nostra civiltà non sono le prime a subire una crisi demografica. “Nella nostra epoca”, scrive Polibio attorno al 150 a. C., “tutta la Grecia è stata caratterizzata da una riduzione nel tasso di natalità e da una generale diminuzione della popolazione, a causa della quale le città sono diventate deserte e le campagne hanno smesso di dare raccolti”. Sembra di leggere lo studio scientifico del direttore del Max Planck Institute, James Vaupel, “A Generation of Centenarians?”, pubblicato dal Washington Quarterly.
Vaupel spiega che “i tassi di fecondità sono particolarmente difficili da prevedere”. La sua ricerca rivela che la metà dei demografi pensa che i tassi di natalità bassissimi di Giappone, Italia e Germania siano un fenomeno transitorio. Ma l’altra metà dei demografi pensa che bassi tassi di fertilità, a livelli tra una media di 1 e 1,5 figli per donna, siano suscettibili di essere un modello per molti decenni. Vaupel sposa la tesi dei secondi.
“La distribuzione per età della popolazione si sposterà da orde di bambini a folle di persone anziane. Le famiglie note per essere orizzontali – la gente aveva molti cugini, ma pochi nonni viventi – in futuro saranno verticali, con pochi cugini ma con quattro o addirittura cinque generazioni che vivono contemporaneamente”. In questo clima di abisso demografico che imperversa sui paesi a sviluppo avanzato, l’Italia, come illustra bene Fazio nel suo libro, si caratterizza per essere da tempo ai vertici nel panorama mondiale della bassa fecondità. “L’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico”, ha detto anche il cardinale Angelo Bagnasco. Anche le previsioni di Vaupel sono molto fosche per l’Italia: “Se i tassi di crescita restano bassi, la popolazione italiana potrebbe essere di dieci milioni alla fine del XXI secolo”. “L’Italia, diventata il paese più vecchio del mondo con una natalità che è sprofondata, prefigura la demografia di domani nei paesi ricchi”, ha scritto il quotidiano francese Libération. Uno scenario più volte evocato anche dal massimo demografo italiano, Antonio Golini, docente alla Sapienza di Roma, il quale ha detto che “l’estinzione degli italiani nei prossimi centocinquant’anni anni è uno scenario ipotetico, basato su dati reali”.
“La distribuzione per età della popolazione si sposterà da orde di bambini a folle di persone anziane. Le famiglie note per essere orizzontali – la gente aveva molti cugini, ma pochi nonni viventi – in futuro saranno verticali, con pochi cugini ma con quattro o addirittura cinque generazioni che vivono contemporaneamente”. In questo clima di abisso demografico che imperversa sui paesi a sviluppo avanzato, l’Italia, come illustra bene Fazio nel suo libro, si caratterizza per essere da tempo ai vertici nel panorama mondiale della bassa fecondità. “L’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico”, ha detto anche il cardinale Angelo Bagnasco. Anche le previsioni di Vaupel sono molto fosche per l’Italia: “Se i tassi di crescita restano bassi, la popolazione italiana potrebbe essere di dieci milioni alla fine del XXI secolo”. “L’Italia, diventata il paese più vecchio del mondo con una natalità che è sprofondata, prefigura la demografia di domani nei paesi ricchi”, ha scritto il quotidiano francese Libération. Uno scenario più volte evocato anche dal massimo demografo italiano, Antonio Golini, docente alla Sapienza di Roma, il quale ha detto che “l’estinzione degli italiani nei prossimi centocinquant’anni anni è uno scenario ipotetico, basato su dati reali”.
In Italia il numero di nascite è stato soverchiato dal numero di morti ogni anno dal 1994. Adesso siamo a quella che i demografi chiamano “fertilità più bassa possibile”. Non ci sono precedenti. Già oggi, è in pensione il 22 per cento della popolazione italiana, uno dei tassi più alti al mondo, e il paese devolve il 15 per cento del prodotto interno lordo al sistema pensionistico: più di ogni altro paese europeo. Se è vero che non c’è paese in Europa dove la gente ha abbastanza figli per sostituire se stessa, l’Italia è il primo paese al mondo a fare esperienza del cosiddetto “punto di non ritorno”, quando il numero di persone sopra i sessant’anni eccede il numero di coloro che sono sotto i venti.
La peculiarità del punto di non ritorno dell’Italia è che è considerato “irreversibile”. Secondo le proiezioni demografiche, è altamente improbabile che il numero di persone sotto i vent’anni sarà mai in grado di eccedere ancora il numero degli ultra sessantenni. Statistiche del National Institute on Aging negli Stati Uniti dicono che entro vent’anni il 32,6 per cento della popolazione italiana avrà 65 anni. Trentacinque anni fa, il 9 per cento della popolazione italiana era composta da bambini con meno di cinque anni. Oggi questi bambini formano appena il 4,2 per cento della popolazione. I bambini stanno scomparendo dall’Italia. Secondo la Population Division delle Nazioni Unite, nel 2050 saranno appena il 2,8 per cento della popolazione italiana.
A testimoniare la debolezza della lettura welferista del declino demografico, cioè che i bambini non nascono a causa della mancanza di risorse, ci sono i dati sulla concentrazione del crollo della popolazione. Più presente infatti nell’Italia centrale e del nord industrializzato, le parti più ricche del paese. La città più fertile d’Italia è Napoli, la “capitale dei disoccupati”. Il distretto finanziario di Milano ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo. Genova, storica città industriale, è tristemente nota per avere la proporzione di anziani per giovani più alta al mondo. E se si deve individuare un “ground zero” di questa epidemia di fertilità si deve andare a Bologna, la città della cultura per eccellenza in Italia. Bologna ha più donne laureate di ogni altra regione italiana, la vita è confortevole, il cibo è il migliore e i manichini delle boutique di lusso adornano i marciapiedi medievali. Ma ci sono più chiese rinascimentali che bambini e le donne fanno meno di un figlio. Prendendo di mira anche l’Italia, nelle pagine della rivista Foreign Policy proprio Philip Longman, uno dei più illustri esperti di demografia a livello mondiale, ha scritto che il problema oggi è quello contrario alla sovrappopolazione: una inesorabile “sottopopolazione”.
La peculiarità del punto di non ritorno dell’Italia è che è considerato “irreversibile”. Secondo le proiezioni demografiche, è altamente improbabile che il numero di persone sotto i vent’anni sarà mai in grado di eccedere ancora il numero degli ultra sessantenni. Statistiche del National Institute on Aging negli Stati Uniti dicono che entro vent’anni il 32,6 per cento della popolazione italiana avrà 65 anni. Trentacinque anni fa, il 9 per cento della popolazione italiana era composta da bambini con meno di cinque anni. Oggi questi bambini formano appena il 4,2 per cento della popolazione. I bambini stanno scomparendo dall’Italia. Secondo la Population Division delle Nazioni Unite, nel 2050 saranno appena il 2,8 per cento della popolazione italiana.
A testimoniare la debolezza della lettura welferista del declino demografico, cioè che i bambini non nascono a causa della mancanza di risorse, ci sono i dati sulla concentrazione del crollo della popolazione. Più presente infatti nell’Italia centrale e del nord industrializzato, le parti più ricche del paese. La città più fertile d’Italia è Napoli, la “capitale dei disoccupati”. Il distretto finanziario di Milano ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo. Genova, storica città industriale, è tristemente nota per avere la proporzione di anziani per giovani più alta al mondo. E se si deve individuare un “ground zero” di questa epidemia di fertilità si deve andare a Bologna, la città della cultura per eccellenza in Italia. Bologna ha più donne laureate di ogni altra regione italiana, la vita è confortevole, il cibo è il migliore e i manichini delle boutique di lusso adornano i marciapiedi medievali. Ma ci sono più chiese rinascimentali che bambini e le donne fanno meno di un figlio. Prendendo di mira anche l’Italia, nelle pagine della rivista Foreign Policy proprio Philip Longman, uno dei più illustri esperti di demografia a livello mondiale, ha scritto che il problema oggi è quello contrario alla sovrappopolazione: una inesorabile “sottopopolazione”.
Nel XIV secolo, l’epidemia ha spazzato via l’80 per cento della popolazione italiana. Nel XXI secolo, sta scomparendo per scelta. Il massimo demografo francese, Jean-Claude Chesnais, autore del saggio “Le crépuscule de l’Occident”, sostiene che è un fenomeno ineludibile, “un ciclo naturale delle civiltà, forse qualcosa di inevitabile”. E c’è persino chi, come Mark L. Haas, predice l’avvento di una “pace geriatrica”, una sorta di grande stasi demografica, grigia e inerte. L’esperto di demografia all’American Enterprise Institute di Washington, Nicholas Eberstadt, sostiene che in questo scenario non si possono fare pronostici: “Quello che sta accadendo non era mai successo nella storia dell’umanità, è una terra incognita. Se continua così in una generazione ci saranno paesi in cui i soli familiari di sangue saranno i propri genitori. Non è possibile concepire come sarà questo mondo fra cinquant’anni”.
domenica 2 dicembre 2012
Anche Forza Nuova dice no alla domenica dei negozi
Gentile direttore,
Si apprestano le elezioni politiche che avverranno nella primavera del prossimo anno.
Come al solito tutti i partiti presenti in parlamento (ma proprio tutti,nessuno escluso)incominciano a riempirsi la bocca con le solite poesie in rima delle loro buone intenzioni per il futuro,con le loro promesse a costo zero,con gli impegni che sanno già ora di non potere e non volere mantenere (loro,questa è la verità nuda e cruda,che sono i reponsabili principali della gravissima crisi che questa nostra nazione sta attraversando).
Si apprestano le elezioni politiche che avverranno nella primavera del prossimo anno.
Come al solito tutti i partiti presenti in parlamento (ma proprio tutti,nessuno escluso)incominciano a riempirsi la bocca con le solite poesie in rima delle loro buone intenzioni per il futuro,con le loro promesse a costo zero,con gli impegni che sanno già ora di non potere e non volere mantenere (loro,questa è la verità nuda e cruda,che sono i reponsabili principali della gravissima crisi che questa nostra nazione sta attraversando).
Ora è quantomeno curioso che tra i tanti dilemmi che attenagliano questi personaggi in cerca d' autore ci siano cose di cui agli italiani non può fregare di meno e di cui abbiamo sentito parlare sino alla nausea.
Eppure non esiste un solo partito di tutti quelli che scaldano i seggi parlamentari a parlare forte e chiaro contro la negazione del diritto al riposo domenicale da parte dei lavoratori. Persino quelli che si atteggiano come sepolcri imbiancati alla difesa dei valori cristiani tacciono con un silenzio assordante.
Eppure non esiste un solo partito di tutti quelli che scaldano i seggi parlamentari a parlare forte e chiaro contro la negazione del diritto al riposo domenicale da parte dei lavoratori. Persino quelli che si atteggiano come sepolcri imbiancati alla difesa dei valori cristiani tacciono con un silenzio assordante.
Abbiamo letto, e ce ne rallegriamo,come sia stata la Conferenza Episcopale Italiana e con essa la Confesercenti Varese a riempire questo vuoto criminale lasciato dalla politica dei parrucconi di palazzo..
Su questo tema hanno lanciato la campagna "Liberala domenica", una raccolta di firme per cambiare la legge sulle liberalizzazioni, che risale al 2006, e riportare la regolamentazione del commercio alle regioni(anche se in proposito è utile ricordare ai distratti che la Lombardia del cattolico Formigoni e della Lega sul tema aveva già anticipato i disastri nazionali).
Su questo tema hanno lanciato la campagna "Liberala domenica", una raccolta di firme per cambiare la legge sulle liberalizzazioni, che risale al 2006, e riportare la regolamentazione del commercio alle regioni(anche se in proposito è utile ricordare ai distratti che la Lombardia del cattolico Formigoni e della Lega sul tema aveva già anticipato i disastri nazionali).
Cesare Lorenzini, presidente di Confesercenti, parla di «problema serio». Tanto serio che domenica scorsa sul sagrato della basilica di San Vittore in meno di un'ora sono state raccolte dal vice delegato Alessandro Milani circa 100 firme.Forza Nuova Varese,come già affermato in tempi non sospetti ,con la propria solidarietà espressa ai lavoratori dell' Azienda Lascor di Sesto Calende, afferma ancora in maniera decisa ed intransigente che non è ammissibile che, per logiche di liberismo e di mercantilismo selvaggio ,dirigenti , sindacati e politici (uniti in uno"strano"connubio) impongano ai dipendenti del settore secondario o terziario lo sradicamento di un giorno da dedicare al proprio Dio (domenica non è un giorno qualsiasi per i cristiani),alla propria famiglia,alle proprie passioni,al meritato riposo.
Non è ammissibile che la grande distribuzione ,il commercio vampiresco che desertifica le città ed i paesi, lo faccia con il ricatto morale dell'assunzione (quasi sempre precaria) o del licenziamento dei lavoratori.
Non è ammissibile che attraverso questi mezzi da imbonitori si tenti di soffocare con una concorrenza sleale le piccole attività che non riescono ,non possono avere gli orari degli squali del commercio.
Non è ammissibile che la grande distribuzione ,il commercio vampiresco che desertifica le città ed i paesi, lo faccia con il ricatto morale dell'assunzione (quasi sempre precaria) o del licenziamento dei lavoratori.
Non è ammissibile che attraverso questi mezzi da imbonitori si tenti di soffocare con una concorrenza sleale le piccole attività che non riescono ,non possono avere gli orari degli squali del commercio.
A costo di ripeterci, ribadiamo con forza l'idea che non è solo una questione di tradizione religiosa, ma è una necessita fisica e psicologica di ogni persona potere riposarsi in pace una volta ogni sette giorni, insieme alle persone con cui vive.
A cosa serve il lavoro, se non è possibile godere il frutto del sudore della propria fronte in serenità?A cosa serve il lavoro, se non è possibile condividere con altri la bellezza di una giornata in cui ogni azione è meno banale, meno frenetica,più umana?
A cosa serve il lavoro se il padre o la madre (il commesso o la commessa nel caso del commercio)che portano a casa il sudato stipendio non sono mai presenti con i propri figli e con i rispettivi coniugi?
A cosa serve il lavoro, se non è possibile godere il frutto del sudore della propria fronte in serenità?A cosa serve il lavoro, se non è possibile condividere con altri la bellezza di una giornata in cui ogni azione è meno banale, meno frenetica,più umana?
A cosa serve il lavoro se il padre o la madre (il commesso o la commessa nel caso del commercio)che portano a casa il sudato stipendio non sono mai presenti con i propri figli e con i rispettivi coniugi?
Il lavoro nobilita l' uomo; questo è vero. Ma questo avviene se esso è inteso come strumento di elevazione del proprio operare,strumento utile a soddisfare i bisogni non solo banalmente consumistici di una comunità, ma anche intellettuali, affettivi, familiari.
Questo avviene se il lavoro è inteso come strumento per intrecciare relazione formative sotto ogni aspetto,per sviluppare le proprie potenzialità, per porre le basi di una crescita personale che non si limita solamente nel lavoro.
Piena adesione quindi da parte del movimento Forza Nuova a questa battaglia di civiltà, complimenti alla Cei ed a Confesercenti che dimostrano di avere più senso del reale e coraggio dei parolai di altri partiti e di altre associazioni di categoria.
Sarebbe anche ora che la gente aprisse gli occhi e capisse che la politica dei buffoni di centro-destra o centro-sinistra è buona per i telegiornali della sera,non per la vita reale.
E che solo Forza Nuova come movimento politico difende integralmente il diritto dei lavoratori al riposo domenicale.
Se deve essere una politica alternativa ai soliti noti, che lo sia veramente...
Questo avviene se il lavoro è inteso come strumento per intrecciare relazione formative sotto ogni aspetto,per sviluppare le proprie potenzialità, per porre le basi di una crescita personale che non si limita solamente nel lavoro.
Piena adesione quindi da parte del movimento Forza Nuova a questa battaglia di civiltà, complimenti alla Cei ed a Confesercenti che dimostrano di avere più senso del reale e coraggio dei parolai di altri partiti e di altre associazioni di categoria.
Sarebbe anche ora che la gente aprisse gli occhi e capisse che la politica dei buffoni di centro-destra o centro-sinistra è buona per i telegiornali della sera,non per la vita reale.
E che solo Forza Nuova come movimento politico difende integralmente il diritto dei lavoratori al riposo domenicale.
Se deve essere una politica alternativa ai soliti noti, che lo sia veramente...
Forza Nuova Varese
martedì 27 novembre 2012
Il governo dei Bilderberg
L'Europa è ormai tutta felicemente conquistata.Il programma messo a punto dalla società segreta Bilderberg nella riunione del maggio 2009 è stato quasi del tutto realizzato. Diciamo meglio: dato che la parte più difficile e tuttavia indispensabile era quella riguardante la liquidazione delle nazioni d’Europa, essere riusciti a impadronirsene è il segnale che ormai l’opera è al sicuro, nulla potrà più ostacolarne il completamento. Le bandierine del Bilderberg sventolano allegramente sui colli e le torri europee più importanti. La Banca centrale europea ne è per certi aspetti il capolavoro. Attraverso la Bce il Bilderberg ha in mano la vita di quasi tutti gli Stati che, con una decisione illegittima e assurda dei loro governanti, hanno rinunciato a battere moneta e si sono consegnati alla volontà di coloro che ne sono i padroni (partecipanti al patrimonio): Beatrice d’Olanda, il principe Constantjin, Sofia di Spagna, Philippe del Belgio, David Rockfeller, Filippo di Edimburgo, Mario Draghi (in quanto partecipante della Banca d’Italia), tutti membri del Bilderberg e presenti alla riunione del 2009. Le partecipazioni degli Stati sono in percentuali minime e forse servono, oltre che a salvare le apparenze, anche a ricompensare i politici per la loro rinuncia alla creazione e alla gestione della moneta. Cosa avevano deciso i membri del Bilderberg nella riunione del 2009? Volendo raggiungere come meta finale la realizzazione di un’unica civiltà planetaria, ne erano state predisposte le tappe (ormai per quanto riguarda l’Occidente quasi raggiunte): la distruzione delle identità nazionali, da perseguire attraverso la sovversione dei valori che vi si fondano e l’eliminazione dei singoli Stati; il controllo centralizzato di tutti i sistemi educativi di cui l’avvio è stato dato in Europa con il Trattato di Maastricht e la cosiddetta “armonizzazione” dei programmi scolastici; il ripudio delle discipline storiche e del loro insegnamento in quanto possibile ostacolo nei giovani all’accettazione del Nuovo Ordine Mondiale e al superamento psicoaffettivo del valore della patria, della tradizione, dei costumi in tutti i campi; il controllo delle politiche interne ed estere, come già avviene in Europa attraverso l’esame preventivo delle finanziarie e i vari trattati sui confini, sull’immigrazione, sull’uguaglianza dei diritti; una lingua unica, che è quella già in uso e che a poco a poco tutti sono obbligati ad adoperare: l’inglese. Il perno sul quale i bilderberghiani si fondano in tutti i loro progetti è però sempre quello finanziario visto che, tramite le banche e le speculazioni di Borsa, riescono a guidare concretamente ogni tipo di politica riducendo a propri esecutori gli uomini di governo dei singoli Stati. L’instaurazione di un mercato unico e di una moneta unica è quindi la meta più importante; ma essere riusciti, con la creazione dell’euro, a eliminare quasi tutte le monete europee rappresenta la loro vittoria più significativa in quanto segnala che il progetto finale è sulla via del traguardo. Di fatto tutta l’operazione “Unione europea” è stata pensata come una specie di esperimento la cui riuscita avrebbe confortato i progettisti nel proseguire sulla stessa strada. Nessuno creda che le crisi finanziarie, l’impoverimento dei popoli, l’eccesso di tassazione, siano per il Bilderberg segnali negativi, tutt’altro: era programmato che sarebbero stati questi gli strumenti con i quali giungere alla meta. Come abbiamo potuto vedere attraverso quello che è successo in Italia, il colpo di forza con il quale un banchiere è diventato capo del governo ha avuto come “giustificazione” il crescere del debito, il differenziale sempre più alto con i titoli tedeschi; ma per chi è padrone del gioco di Borsa provocare tali squilibri è facilissimo, tanto più quando i manovratori sono d’accordo sul da farsi essendo tutti membri del Bilderberg o dei suoi rami più importanti, quali la Trilateral Commission e l’Aspen Institut: Mario Monti, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, José Barroso, Giuliano Amato, Vincenzo Visco, Enrico Letta… Tutti nomi citati più volte e da diversi autori, oltre me, negli anni scorsi, quali per esempio Daniel Estulin con il suo “Il Club Bilderberg” pubblicato nel 2005, Marco della Luna con “Euro schiavi” anch’esso del 2005, Elio Lannutti con “La repubblica delle banche” pubblicato nel 2008, senza che nessuno li abbia mai smentiti. Dunque possiamo constatare che tutte le previsioni si sono avverate: gli Stati d’Europa hanno perso la sovranità, l’identità, le loro ricchezze e quelli più difficili da domare a causa della loro creatività, del loro attaccamento alla propria storia, alla propria indipendenza, quali la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, l’Italia, sono stati ridotti, tramite la pressione sui titoli sovrani, a dipendere dalla “generosità” dei banchieri con una nuova, orribile immagine di sé, quella di “mendicanti”, di possibili ladri cui è pericoloso prestare soldi se non danno se stessi e i propri figli in garanzia. I banchieri hanno adesso finalmente raggiunto il loro ultimo scopo: darsi la mano diventando interscambiabili con i politici e proclamando così apertamente che è iniziata una nuova era: il Regno dei Banchieri. Avevo scritto due anni fa, nella Dittatura europea, che avrei creduto a questa ricostruzione, che pure ero stata io stessa a fare con puntigliosa, scrupolosissima ricerca, il giorno in cui avessi visto i banchieri mettersi al posto dei politici. E’ proprio quello che è avvenuto. Ed è avvenuto - cosa incredibile - con l’aiuto, la complicità dei politici. Ho tante volte interrogato negli anni scorsi i maggiori leader del mondo politico, religioso, industriale, giornalistico sul perché avessero accettato in silenzio di uccidere se stessi, insieme all’ Italia, senza riuscire ad avere una risposta. Oggi però non possono continuare a tacere e consegnarsi alla storia come dei vigliacchi traditori della propria nazione e del proprio popolo. E’ indispensabile che si scuotano dalla passività nella quale sono sprofondati e si convincano che la desertificazione attuale dei partiti, l’assenteismo e il ripudio degli elettori, perfino la corruzione che ha invaso tutte le istituzioni, sono la conseguenza di questo tradimento perché nessuno ha più davanti a sé una patria da difendere, un valore collettivo in cui credere, un futuro in cui sperare e da costruire per i suoi figli.
il governo degli onesti e dei tecnici condona una truffa colossale
98 MILIARDI di euro equivalgono a ben 5 manovre economiche. Sono i soldi che alcune concessionarie di slot machine avrebbero dovuto allo Stato secondo una indagine della Finanza. Di quei 98 MILIARDI (lo scrivo maiuscolo perché sia chiaro che non sono milioni) ne abbiamo recuperati 2,5 in primo grado. Gli altri 96, che potrebbero impedire i tagli al welfaire, che potrebbero diminuire i costi del lavoro e creare occupazione, che potrebbero essere dati al volontariato per sostenerlo nella fondamentale opera sociale, che potrebbero evitare tagli lineari alla sanità, che potrebbero permettere incentivi per gli insegnanti, che potrebbero andare all'università per abbassare le rette e alla ricerca delle energie alternative, che potrebbero impedire i tagli alle forze dell'ordine e quindi alla sicurezza dei cittadini, che avrebbero potuto impedire di portare l'IVA al 21% e il rialzo che arriverà, che avrebbero potuto impedire l'IMU sulla prima casa ecc.
Quei NOVANTASEI MILIARDI DI EURO mancati che potrebbero perfino abbassare parte del nostro debito pubblico, neanche un governo che parla ogni istante di rigore, che chiede ai cittadini lacrime e sangue, che taglia da una parte, quella essenziale per la persona, e aumenta dall'altra i costi della vita, rendendoci tutti un po' più poveri: insomma tutti uguali nella povertà, niente più classi intermedie. Solo i "poveri" (la maggioranza) da una parte e i ricchissimi (pochi) dall'altra. Situazione che mi ricorda regimi che spero non tornino mai.
Prima del 2002 le slot machine(o videopoker) erano illegali e facevano gola alla criminalità organizzata che se l'è vista brutta quando lo Stato ha giustamente deciso di regolarizzare il settore.Lo ha fatto obbligando i gestori a collegare ogni macchina al sistema telematico di controllo della Sogei, società di Information and Communication Technology del Ministero dell'Economia e delle Finanze. In questo modo non può sfuggire nessuna giocata al controllo e l'entrata delle tasse è garantita. Ma a quanto pare le società non hanno provveduto. Di chi è la colpa? Questo è uno dei temi del procedimento a loro carico. Di certo il mancato allacciamento ha permesso di risparmiare, e molto, sulle tasse. Possiamo chiamarla evasione fiscale? le società concessionarie si erano impegnate perché tutto funzionasse a puntino ed è per questo che parte cospicua della sanzione, oltre ai sospetti di evasione, è costituita da quelle che vengono definite “inadempienze contrattuali”. Che prevedevano, nero su bianco, penali severissime. «Fare un contratto con lo Stato è una cosa seria o no?», si chiede il pm. La risposta è ancora appesa nell’aria. Così come la decisione finale sui 98 MILIARDI. C'è poi il caso del colonnello Umberto Rapetto, per anni comandante del Nucleo speciale frodi telematiche, “dimessosi” recentemente, che ha suscitato non poche perplessità soprattutto nel mondo di internet. Ci sarà un fondo di verità in quanto sostiene la rete?
Quei 98 MILIARDI equivalgono a una multa complessiva che diverse concessionarie di slot machine dovrebbero pagare allo Stato e che nel processo della Corte dei Conti diventano 2 e mezzo. Oltre il 90% di sconto. Rigore? Lacrime e sangue? Moralità? Legalità? Guerra aperta all'evasione o al pensionato al quale l'INPS per suo errore magari, ha dato 10 euro in più con cui ci si è comprato un filetto? Le società sono: Atlantis World Giocolegale limited, Snai spa, Sisal spa, Gmatica srl, Cogetech spa, Gamenet spa, Lottomatica Videolot Rete spa, Cirsa Italia srl, H.b.G. Srl e Codere spa che avrebbero “cagionato l’inefficace funzionamento del servizio pubblico, nonché causato lo sperpero delle molteplici risorse finanziarie pubbliche impiegate, nella prevenzione e nel contrasto del gioco illegale; per il mancato avviamento della rete telematica; per il mancato completamento dell’attivazione della rete; per il mancato inserimento in rete di molti apparecchi installati; per il mancato rispetto dei livelli di servizio”.
Guerra aperta all'evasione allora, o al pensionato al quale l'INPS per suo errore magari, ha dato 10 euro in più con cui ci si è comprato un filetto?
La guerra all'evasione deve essere in primis una guerra di fermezza, di certezza della pena, anche lì, di annullamento degli sconti fiscali che anche culturalmente permettono i perpetrarsi di comportamenti illegali. É per di più il gioco d'azzardo, anche se “legale”, può provocare in alcune persone una dipendenza pari alla peggiore delle droghe. La fermezza, la severità, la forza della legge deve dunque essere perfino maggiore in questo caso. Invece no. Eppure 96 MILIARDI DI EURO adesso potrebbero fare ripartire alla grande il paese.
Pochi giornalisti ne parlano, perché le concessionarie fanno pubblicità? e i partiti? Chissà, magari qualcuno ha ricevuto da queste dei finanziamenti? E il governo? Per di più tecnico, perché non punta i piedi ora, chiudendo il suo mandato restituendo agli italiano ciò che è stato tolto recuperare parte di quei soldi e cambiando leggi sempre meno leggi e sempre più consigli per gli acquisti?
lunedì 12 novembre 2012
Ciao Pino
E’ morto Pino Rauti.Forza Nuova, nell’esprimere il proprio cordoglio, ricorda la sua figura di storico, di intellettuale, di perseguitato politico.
Fu, per anni, ostile verso la nostra comunità politica, gli va, tuttavia, riconosciuto il cambiamento di posizione che lo portò a comprendere l’importanza di quel gruppo umano che si identificava con il nostro “Foglio di Lotta”, gruppo con cui avviò anche una fase di collaborazione, attraverso la firma del Patto d’Azione.Che Dio accolga la sua anima.
Fu, per anni, ostile verso la nostra comunità politica, gli va, tuttavia, riconosciuto il cambiamento di posizione che lo portò a comprendere l’importanza di quel gruppo umano che si identificava con il nostro “Foglio di Lotta”, gruppo con cui avviò anche una fase di collaborazione, attraverso la firma del Patto d’Azione.Che Dio accolga la sua anima.
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